7 gennaio 2026
7 gennaio Ranthambore - Jaipur
Qui alzano al massimo livello il pole-pole africano.
Anche se il Ranthambore Tiger non è il massimo, i pasti sono stati strepitosi… stamattina colazione indiana, riso (speziato), pakora (ancora di più), papaya, toast, yoghurt, marmellata, thè e per fortuna rifiutiamo le uova!
Mentre aspettiamo Prakash, non posso fare a meno di notare la maestri … no, forse più la fantasia degli elettricisti locali. Non so come faccia a funzionare e soprattutto come la corrente non salti ogni 3 per 2 o qualcuno rimanga attaccato male all'impianto elettrico:
Partenza alle 9:30... non ci capita mai di fare così tardi! Oggi c’è meno nebbia e meno freddo, ieri era molto peggio. Ci aspettano quasi 4 ore di viaggio verso Jaipur, strada discreta percorsa tra nebbia e qualche sprazzo di sole.
Ci fermiamo al Tiger Treat per prendere un masala tea così zenzeroso da scatenare il singhiozzo in Barbara e una irrefrenabile ridarola a me!
Prakash ci regala una sosta inattesa al Monkey Temple, lo Shri Galta Peeth, a 13 km da Jaipur. Perché si chiami Monkey Temple ci è chiaro fin da subito... sono ovunque!
Passano in mezzo alla gente e salgono sulle pareti di questo tempio molto bello, un po' decadente, ma pieno di colori e fascino. Arriviamo nel punto più alto e facciamo un'offerta al monaco custode, Praki fa la sua preghiera e ci avviamo per poi tornare in auto e riprendere il nostro cammino.
In teoria, sarebbe vietato scattare foto all'interno del tempio e soprattutto al santone che fa da custode, ma si vede che Vespasiano e il suo "Pecunia non olet" è arrivato fino a qui e basta una mancia perché si aprano tutte le porte!
Le vasche all'ingresso del tempio sono piene di ragazzini che giocano, si tuffano, si immergono e ad un certo punto ci invitano ad entrare... fermo restando che è inverno e che non fa nemmeno troppo caldo, credo che 2 poveri occidentali immersi in quell'acqua durino molto meno di un gatto in tangenziale!
Ci prepariamo a tornare verso l'auto, sempre affascinati dai colori di questo tempio, dalle scimmie e dalle mucche che anche qui gironzolano libere.
Sosta pranzo nel solito posto "fighetto", dove toppiamo clamorosamente 2 piatti su 3... quelle che pensavamo essere samosa sono invece samosa sbriciolate e cosparsi di salsa e Chaat, una specie di spaghetti fini e croccanti che si mangiano come snack.
È come coprire una fetta di pizza con un sacchetto di patatine fritte. In compenso i funghi erano ottimi!
Finalmente, verso le 4 siamo in hotel, dove organizzano un benvenuto con tanto di ghirlanda di fiori e puntino rosso in fronte, tazza di limone e zenzero, tutto molto caratteristico, ma noi non vediamo l'ora di buttarci sotto la doccia, per toglierci i quasi 3 giorni di polvere accumulati. L'unica preoccupazione, qui, ma è così in tutti i posti che abbiamo visitato, è la tenuta dello scaldabagno, sono sempre piccolissimi e le docce devono essere forzatamente rapide.
Puliti e profumati, alle 5:30 siamo pronti per partire verso il Birla Mandir, un tempio aperto nel 1985 per volere della famiglia Birla, una delle più ricche del paese, proprietaria di una multinazionale attiva nell'industria e nelle costruzioni.
Molto bello nel buio di Jaipur. Come sempre dopo le 18, il traffico da caotico diventa folle; per tornare in hotel ci mettiamo un'ora.
Salutiamo Praki qui vicino, visto che ci si mette meno a piedi, entriamo per fare la spesa in un supermarket di quartiere: commovente, 4 pacchi di biscotti e 2 di patatine per un totale di 133 rupie... 1,30€, ci torneremo domani per fare scorta di spezie!
Ottima cena in hotel, con gatta (non quella pelosa, sono degli gnocchi!), pollo e birra, per finire spettacolo di marionette solo per noi che siamo i soliti cuori di burro.
Sì, quando siamo scesi a cena, c'era un ragazzo con delle marionette che ci invitava al suo spettacolo... ma la fame era tanta e gli abbiamo chiesto di aspettare dopo cena!
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