5 gennaio

Lunedì 5 gennaio

Ieri sera Prakash ci ha detto che stamattina è prevista nebbia e non è il caso di uscire troppo presto... siamo a mezz'ora dal Taj Mahal e alle 8, terminata la colazione, facciamo il check-out, usciamo dal cancello e... 

non si vede ad un palmo dal naso... 

Il nebbione che ci aveva preannunciato Prakash e che ci ha fatto saltare l’alba è qui, bello pesante!

Ma non ci facciamo scoraggiare, passiamo a prendere Ravi, la nostra guida, e via, verso il Taj Mahal. Dal parcheggio all'ingresso del mausoleo ci sono circa 500m, un viale lastricato con le scimmiette che giocano e si spulciano.


Ravi ci racconta la storia di Shah Jahan e della moglie Arjumand, una delle più belle donne del regno Moghul, morta prematuramente dando alla luce il 14° figlio.

L'ingresso è già impressionante, con la sua architettura Moghul che è già diventata inconfondibile ai nostri occhi. La porta principale è sormontata da 22 piccole cupole, 11 per lato, che scopriremo tra poco a cosa servono.




Tra la foschia si vede appena il monumento, ma questo è sufficiente a riempire gli occhi di Barbara di commozione, un altro sogno realizzato insieme!


L’immagine la conoscono tutti, ma vederlo da vicino è davvero incredibile: 20mila artigiani, 22 anni di lavoro per questa meraviglia (ed ecco il motivo delle 22 cupole!). È tutto marmo, impreziosito da intarsi di agata, onice, malachite, corniola, trine di marmo a fare da separé nella camera sepolcrale.


Ci godiamo questa visione particolare, quasi evanescente. 

La storia però non ha un lieto fine: dei 14 figli solo 6 divennero adulti e il più giovane, Aurangzeb, uccise i 3 fratelli maggiori e fece imprigionare il padre in un'area del forte. La leggenda racconta che il padre avrebbe voluto costruire il suo mausoleo sull'altra sponda del fiume, identico come forme a questo, ma completamente nero, con un marmo importato dall'Europa. 

Già il Taj Mahal aveva prosciugato le casse del regno e il figlio imprigionò il padre per impedirgli questa spesa. La realtà è che Aurangzeb era semplicemente avido e desideroso di potere, tentò di imporre la legge islamica con ferocia e il declino dell'impero Moghul ebbe inizio con lui.

Tutto è costruito con la massima simmetria possibile: 4 giardini, 4 fiumi, la moschea sulla sinistra che è bilanciata da un edificio identico sulla destra, le facce del mausoleo sono identiche su tutti i lati. 



Agate, malachiti e diaspri sono solo l'antipasto, visto che all'interno della camera sepolcrale vengono sostituiti da zaffiri e rubini, in intarsi veramente impossibili... peccato solo che all'interno non si possano fare foto!

Le tombe sono due: infatti le 2 figlie rimaste zitelle e recluse nei giardini del forte, alla morte del padre lo fecero seppellire accanto all'amata moglie e la sua tomba è l'unica cosa asimmetrica di tutto il Taj Mahal.





Per fortuna, mentre ci avviamo verso l'uscita la nebbia si dirada un po' e riusciamo a scattare una foto un po' migliore del Taj Mahal!


Terminata la visita, partiamo verso Fatehpur Sikri: fu costruita per essere la capitale del regno Moghul dal nonno di Shah Jahan, Akbar, che scelse questo luogo perché qui viveva il sufi che gli aveva predetto la nascita di un figlio. La struttura di arenaria è conservata molto bene e non è nemmeno troppo affollata, visto che Prakash ci ha detto che la guida di ieri l'abbiamo pagata troppo: oggi ce la sceglie lui per farci spendere al massimo 500 rupie!

Questa volta è un indiano piccolo e rotondetto, con un riporto che partiva dalle orecchie, ma con un inglese abbastanza chiaro. Dal parcheggio ci sono 2 km per il sito e si percorrono su una golf cart, nella quale ci troviamo seduti sul sedile posteriore, appena sufficiente per i nostri augusti culoni ma da condividere con un terzo occupante... comunque, strizzandoci per benino ce la facciamo!


 




Bella la spiegazione, bello il racconto delle mogli di Akbar che, per unire il suo impero, ne aveva ben 3: quella musulmana, che aveva una stanza; quella cristiana che aveva 4 stanze; e la sua favorita, quella indù, che aveva un palazzo enorme! In fondo, era quella che gli aveva dato un erede! 

Noi che siamo malpensanti abbiamo concluso che il figlio fosse davvero della moglie, un po' meno di Akbar!


Lasciato il palazzo, abbiamo visitato la Tomba di Salim Chishti, il santo sufi, che ha il potere di esaudire i desideri e che ha esaudito anche quello di Akbar. Il rituale è molto particolare: si dona un panno, si versano dei fiori, si fa un'offerta e si legano degli spaghi alle pareti della Tomba, il risultato è garantito al 100%!

Qui facciamo caso ad un'altra cosa, che avevamo notato già ieri al forte... le guide spostano letteralmente di peso gli indiani in fila, dicendo qualcosa del tipo "Via negracci, spostatevi, fate passare Sahib e Memsahib" per farci entrare e quelli in attesa non fanno un fiato!!!




Naturalmente, subito fuori della tomba ci sono i venditori che per un'offerta ti preparano il sacchetto con tutto il necessario (non i soldi, però! 😁)


Riprendiamo il cart verso il parcheggio e qui troviamo i primi questuanti davvero molesti: tra il "compra questo", "vieni a vedere come lavoriamo le pietre", "compra le bidi da me", non bastava un no. Alla fine siamo stati piuttosto bruschi con tutti, tranne che con un ragazzo sordomuto. 

Barbara sa benissimo cosa significa essere sordi in un paese come l'Italia, dove c'è la possibilità di ricevere un impianto cocleare senza tirare fuori nemmeno un centesimo; può solo immaginare cosa sia la vita di un sordo qui, soprattutto lontano dalle città, la fatica che può fare un ragazzino isolato. Compriamo il suo sacchettino con 10 elefantini per la stratosferica cifra di 150 rupie!

Pranzo veloce e ci spariamo le 5 ore di viaggio che ci separano da Ranthambore. Guidare su queste strade è già brutto, farlo col buio è un incubo! Sì, perché oltre alla guida ESTREMAMENTE fantasiosa che non tiene conto né delle condizioni meteo e nemmeno lontanamente delle più elementari regole del codice stradale, gli indiani appena scende il buio guidano con gli abbaglianti accesi, come se fosse una sfida a chi da più fastidio, tra luci e clacson!

La nostra sistemazione a Ranthambore (Ranthambore Tiger Resort) è quella che ci ha deluso di più durante il viaggio... è una tenda fissa, ma non è profumata di pulito e la biancheria è piuttosto frusta; ma niente paura, abbiamo le nostre lenzuola usa e getta, rifacciamo il letto e passa la paura. Per fortuna almeno la cena è ottima, ma che freddo!

Notte... TUNZ TUNZ TUNZ! Mi sveglio al suono di una musica techno a tutto volume: un corteo di trattori rombanti che trasportano delle casse degne dell'Olimpico durante il concerto degli Iron Maiden... li vedremo per la prima volta domani mattina, ma fanno davvero impressione!!!

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