Giovedì 8 gennaio 2026

 Giovedì 8 gennaio 2026

 

La camera è proprio LA MIA, ragazzi 

 

 

Praky vuole partire alle 10 - 10:30 causa possibile, probabile, certissima nebbia. Dopo una selvaggia contrattazione, abbiamo ottenuto le 9:30 ... e un bel nervoso, visto che stamattina c’è il sole, SGRUNT. Noi ci soffriamo proprio, a partire così tardi, con tutto il mondo che c'è da vedere!

 

Se non altro c’è poco traffico e in un attimo arriviamo ad Hawa Mahal, il Palazzo del Vento, splendida quinta scenografica da cui si affacciavano le donne della corte per osservare la vita della città cui non potevano partecipare, senza essere viste. Umarell in incognito, porelle. 

 

Qui davanti incontriamo la guida di oggi, Aman, con cui iniziamo a scoprire le meraviglie di Jaipur. Secondo lui non c’è alcun edificio dietro la meravigliosa facciata – che contrasto incredibile con il cielo finalmente blu - ma dato che sempre secondo lui Queen Victoria ha visitato l’India e noi sappiamo che non è vero ... mi fido più di Google che dice che ci sono delle stanzette e si può salire e affacciarsi dappertutto. E infatti guardando in su vedo facce che sbirciano ... cominciamo benissimo, Aman!

 

 

 

 

 

 

 

 

Ripartiamo subito per l’Amber Fort, questa città è bellissima, si capisce al primo sguardo, e ci conquista con una forza a cui non siamo preparati. La chiamano Pink City, perché nel 1876 il Maharaja fece dipingere palazzi e mura in onore della visita del principe di Galles, che guardando il panorama esclamò: «Ma che bella questa città tutta rosa!» (infiorettatura del nostro nuovo quasi amico Aman, che a fine viaggio eleggeremo all’unanimità come la guida meno preparata, visto che gli abbiamo beccato due o tre altre castronerie, e chissà quante ne ha dette che non sappiamo …)





 

 

 

 

 

 

 

Povere bestie ... lo so che loro ci campano e blablabla, ma povere bestie. Mai, mai nella vita ci salirò per "divertimento" ... vedeste che occhi tristi e stanchi hanno. 

 

 

 

 

 

 

Il sistema di mura e fortificazioni intorno a Jaipur è il terzo più lungo del mondo, il secondo in India. Amber Fort è stato a lungo la residenza dei Maharaja del Rajasthan, mentre oggi la famiglia reale occupa solo parte del City Palace in centro. 



Il forte è bellissimo e ha una storia lunga e interessante, ambienti decorati ancora bellissimi con quell'aria un po' fané e vagamente decadente. Il palazzo d'inverno con l'atrio rivestito di specchi è di una bellezza incredibile ma tutto il percorso regala una gioia per gli occhi dietro l’altra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Servizio fotografico prematrimoniale: qui va alla grande, peggio che in Uzbekistan!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nessun continente sfugge alla nostra scemitudine 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 






Lungo la strada del rientro ci fermiamo a fare un paio di foto al Jal Mahal in mezzo al lago, oggi in parte sommerso ma a suo tempo splendida residenza estiva, e a vedere una dimostrazione in gioielleria (SIGH) che dà poca soddisfazione, soprattutto alla super femminile sottoscritta, sempre pronta ad addobbarsi … poco male, compriamo qualche regalino nel reparto poraccissimi, mentre il sussiegoso commesso ci lancia eloquenti sguardi di disprezzo che portiamo via come una medaglia al valore 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo un pranzo buonissimo a base di patate, ceci e lassi nel solito ristorante per occidentali, ci avviamo a concludere le visite della giornata con il City Palace. L'attuale re ha 27 anni e vive in un'ala, il resto del palazzo è aperto al pubblico ed è bellissimo, ennesima sorpresa ed ennesimo posto diverso da tutti i precedenti ... questo viaggio si fa sempre più intenso e ci regala emozioni inattese, o almeno molto diverse da quelle attese. Tanta bellezza sommerge, travolge e lascia anche un po' smarriti, ma certamente entusiasti e felici. 











 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qui salutiamo Aman (non prima di avere debitamente speso soldi da suo padre che ha un negozio di gioielleria e anticaglie, e parla un buonissimo italiano perché fa spesso avanti e indietro con Milano) e un riluttante Praky che, dopo aver insistito a morte per aspettarci in macchina («Semmai dormo!»), si rassegna a lasciarci tornare soli a patto che promettiamo di mandargli un sms, un WhatsApp, un segnale di fumo o almeno un piccione viaggiatore appena arrivati in hotel, e di chiamarlo per qualsiasi emergenza, problema, dubbio, ansia.

 

 

Finalmente liberi! assaggiamo un po' di vita locale (purtroppo non i frittoni tentatori, ancora ci soffro, ma siamo stati troppo pusillanimi per rischiare) ... Paolo si riscopre marocchino dentro e contratta a sangue, compriamo di tutto a un terzo di quanto spendiamo con le guide e torniamo entusiasti in tuc tuc. Okay, forse la corsa non è un’esperienza per tutti, come molte altre cose in India richiede un gran senso dell’umorismo e capacità di adattamento, ma come ce la spassiamo! Che splendida giornata!

 

 

 

 

 

 

 

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