3 gennaio 2026
3 gennaio 2026 - Delhi
Gli indiani hanno un'idea di "partiamo presto" molto diversa dalla nostra.... Infatti il presto di Prakash sono le 9, ora alla quale di solito noi siamo in giro da 2 ore!
Comunque, ci facciamo trascinare nel mood, facciamo colazione con calma, oggi niente uova, ma toast e marmellata, belli riposati e col fuso orario ormai in saccoccia, siamo pronti per affrontare l'India!
Oggi con noi c'è Shivam, 22 anni, studente universitario, che per pagarsi gli studi a Delhi fa la guida turistica ed è pure bravo!
Iniziamo la nostra giornata con la moschea di Jama Masjid, fatta erigere da Shah Jahan, il re che ha costruito il Taj Mahal, un bellissimo edificio in arenaria rossa, marmo e pietra nera.
Essendo una moschea, si deve entrare senza scarpe, ma all'ingresso ci forniscono delle ciabattine e anche un'abaya per Barbara, che magicamente si trasforma in una Hermione Granger in tunica blu!
Inspiegabilmente, non chiedono alle donne di coprirsi il capo.
Da lontano, l'edificio sembra semplice, ma avvicinandosi si colgono i dettagli e le decorazioni scolpite, di grande fascino. Questa è l'architettura Moghul, un misto di stili, arabo, persiano, indiano, che da vita a questi monumenti.
| Il giovane Shivam! |
Questa è una cosa che si ripeterà per tutto il viaggio, ci sono tante toilette pubbliche e tutte in stato molto migliore di quelle che si trovano negli autogrill nostrani.
Il futuro Giorgio IV, il reggente, non è mai stato in India, ma sicuramente ha ricevuto un sacco di cartoline, vista la somiglianza con il Royal Pavillon di Brighton!
| Royal Pavillon... il meteo era quasi uguale! |
Shivam è un ragazzo molto propositivo, appena usciti dal Jama Masjid, agguanta un tuctuc a pedali e lasciato Prakash al parcheggio, ci porta in giro per il Gadodia Market, uno dei mercati tradizionali della Old Delhi.
Tutta la nostra stima va al piccolo indianino (1.60 di altezza per 45 kg di peso), che con grande nonchalance trasporta i nostri 2 c00loni tra il traffico caotico, con salite e discese, fermate e ripartenze.
https://www.youtube.com/watch?v=hEDp8qk59bU
Prima sosta al Nagori Tea Old Shop, dove facciamo la conoscenza della prima dipendenza del viaggio... Il Masala Chai!
Shivam ci offre questo tè preparato con latte, zucchero, zenzero, cardamomo e spezie varie, servito in coppette di terracotta. Le mie preoccupazioni sull'igiene vengono fugate alla fine del tè... le coppette si gettano via dopo l'uso per essere frantumate e rilavorate per fare nuove coppette, cotte nei forni germi e batteri vengono distrutti dalle temperature.
La passeggiata a piedi nel mercato è molto interessante, ci sono soprattutto spezie e frutta secca e naturalmente, non ne usciamo a mani vuote, riempiendo un sacchetto di spezie varie e tè assortiti in un negozio turistico, dove tutti i sacchetti sono ben sigillati.
Vediamo anche le prime mucche che vagano tra la folla, le scimmie e anche un bel topone, che passeggia allegro e garrulo sopra le nostre teste, tra un filo elettrico e l'altro... Quella che temevo di più era vedere un posto affollato di topi, ma alla fine, il conteggio totale è inferiore di quelli visti a Londra, Parigi, New York e Roma...
Torniamo verso la moschea e con l'auto andiamo verso la Humayun Tomb, il mausoleo dedicato a Humayun, figlio di Babar, secondo imperatore della dinastia Moghul e discendente per parte di madre da Tamerlano. Questo mausoleo fu costruito per volere della moglie ed è solo il primo degli edifici che si vanta di aver ispirato il Taj Mahal.
Stupendo, con una simmetria perfetta, circondato da 4 giardini divisi in 4 quadrati, attraversati da 4 fiumi di miele, vino, latte e acqua, ad immagine del paradiso islamico. La costruzione è sempre in marmo, arenaria rossa e pietra nera, lo stile tipico di Delhi, negli anni è diventata un cimitero, nel quale i membri della famiglia reale sono sepolti più vicino all'imperatore e più ci si allontana, minore è l'importanza del defunto.
Lo stomaco brontola e allora, via, verso Connaught Place, un pezzo di Londra vittoriana piantata nel centro di Delhi, sembrerebbe quasi di stare tra Oxford Street e Regent Street, se non fosse per il concerto ininterrotto di clacson!
Ci prendiamo un piatto di spinaci fritti, delle lenticchie e un nan, spendendo intorno ai 15€ e abbiamo anche pagato con l'AmEx!
Il traffico, che già è caotico, comincia a peggiorare, trovare un parcheggio è impossibile e l'autista ci molla davanti all'India Gate, il memoriale dei caduti indiani in tutte le guerre, eretto all'indomani della I° Guerra Mondiale.
Naturalmente anche qui Barbara è la protagonista del giorno, tra foto, selfie e curiosità!
Facciamo anche un passaggio rapido davanti al palazzo presidenziale, qui e al Red Fort non è possibile avvicinarsi, visto che la sicurezza è altissima in vista della giornata nazionale indiana, il prossimo 26 gennaio.
In ogni caso ci divertiamo a guardare le scimmie impegnate nel loro lavoro preferito, i ladri... saltano in un tuctuc e portano via la merenda del povero autista!
Da qui, ci dirigiamo verso il tempio Sikh di Gurdawara. Dentro niente foto, non si possono portare le sigarette e bisogna entrare a piedi nudi.
Il posto è celebre, perché secondo la leggenda si curano le malattie della pelle... per un attimo ho pensato che, vista la mia psoriasi, lavarmi le mani potrebbe essere una buona idea, ma poi ha prevalso il buonsenso, meglio una malattia che conosco già!!!
Da qui, l'incubo, il traffico da intenso diventa folle e per percorrere i 20km che ci separano dal LifeTree ci mettiamo quasi un'ora e mezza, zigzagando tra le corsie come se la nostra auto fosse flessibile!
E visto che ieri sera ci è piaciuto, stasera torniamo al nostro ristorante afghano, il Mazaar. L'attesa è lunga, oggi c'è tanta gente, il ricambio è abbastanza rapido. Riusciamo ad entrare e ... sorpresa, il primo tavolo libero è uno di quelli tradizionali, in cui si mangia seduti su una specie di enorme divano, a gambe incrociate:
Il primo pensiero è stato "se stiamo in quella posizione per mezz'ora, bisogna chiamare una gru per tirarci su!!!"
Per fortuna, 2 ragazzi, mossi a pietà, ci cedono il loro tavolo all'occidentale e ci gustiamo lo spiedone di pollo tandoori e l'okra senza rischiare l'amputazione delle gambe.







Commenti
Posta un commento