Lunedì 12 gennaio 2026

 

Ci sono i muffin a colazione, gaudium magnum, e infatti ... magno! Alle 9 viene a prenderci Praky e dopo una mezz'ora siamo al Fort Mehrangarh dove ci aspetta la nostra guida di oggi, Awan, manco a dirlo un giovane maschio. Del resto non riesco a immaginare una ventenne indiana che parli con noi da pari a pari, sembrano tutte timidissime, con mio grande dispiacere. 











Dedichiamo uno splendido paio di ore al forte, che è privato e affidato a un trust gestito dal Maharaja
di Jodhpur. È lunedì e la situazione è molto più vivibile degli ultimi giorni, forse perché è relativamente
presto. Una trentina di anni fa è stato installato per nostra fortuna un ascensore che conduce alla
rocca: più emozionante di Disneyland Tower of Terror, improvvisamente si ferma e piomba nel buio. Il
secondo tentativo ci va meglio e arriviamo sani e salvi sulla terrazza dell'incoronazione da cui comincia un girotondo di sale, cortili e affacci, uno più bello e scenografico dell'altro, di una incredibile quantità di pareti intagliate e decorate.




































Il sole splende e per la prima volta siamo in maniche corte e occhiali da sole. La guida ci racconta
aneddoti sul passato del Forte e una volta di più mi rendo conto di quanto sia limitata ed eurocentrica
la mia pur grande passione per la storia.












































 



















Concluso il giro ci spostiamo di poco, a una specie di tempio dello stesso marmo bianco del Taj Mahal
che in realtà è un cenotafio eretto a partire dal 1899 a perenne memoria di non so più quale Maharaja,
che per primo è stato cremato qui, vicino al forte, e non più come i predecessori nella zona di
Mandore, vicino al nostro hotel a dieci chilometri da qui.
























Il guardiano giustamente si incazza con un gruppetto di indiani che è entrato con le scarpe, poi guarda
noi e vede una mancia, quindi si placa istantaneamente e insiste per farci un paio di foto con tanto di
turbante per il mio signore e Pandone … speriamo non abbia preso le pulci, va.









Segue giro al mercato, con inevitabile passaggio nel negozio BELLISSIMO di un artigiano
BRAVISSIMO dove ti viene ribadito in tutti i modi che non sei obbligato a comprare niente e vogliono
solo farti apprezzare la loro arte, ma poi cercano di venderti anche tua madre ... ammetto che questa
storia inizia un po’ a scocciarmi, capisco che ci sono accordi tra guide ed esercenti locali, che la guida
ci guadagna e il negoziante ancora di più, capisco che quello che per loro costa una follia per noi è
abbordabilissimo, ma comincio a scocciarmi lo stesso … anche se va detto, è l’unico lato negativo che
ho trovato in questo viaggio.


















Finalmente, usciti dal negozio si va a pranzo, in un posto buono ma con un servizio veramente
lentissimo … a quanto sembra ci è vietato mangiare prima delle due, se poi sono le tre meglio.
Una volta finito ci facciamo lasciare dal povero sconsolato Praky al mercato di stamattina con la
promessa di fargli sapere che siamo arrivati vivi anche stavolta, e ci facciamo un giro dei soliti.
Rinuncio a una bella gonna che costa troppo, 15 euro... qui non si tratta, pare, con gran delusione di
Paolo. E mia, mi sto rifacendo il guardaroba estivo e non ci devo più pensare per i prossimi cinque o
sei anni almeno, se trovo la bramata gonna blu che ancora mi manca.





 

Roma, scansete. La sosta in divieto qui è elevata a poesia







































Il tuc tuc che prendiamo per 300 rupie ci porta a destinazione per le 17, lanciandosi come se ne
andasse dell'onore dell'India intera al grido di "ARRIVERETE IN HOTEL, IN QUESTA VITA O
NELL'ALTRA" … non so se abbiamo fatto vittime lungo il percorso, per fortuna avevo i capelli sugli
occhi.




Commenti

Post più popolari