4 gennaio 2026

Domenica 4 gennaio 2026


Prakash ha detto che verrà a prenderci presto … alle nove -_-

Salutiamo il nostro giovane host - ribattezzato “NonnaSantina” perché in cinque notti che abbiamo passato da lui, con tutti i relativi andirivieni, non siamo mai riusciti ad aprire la porta da soli o a suonare il campanello, stava sempre di vedetta e spalancava appena comparivamo all’orizzonte … solo mia nonna lo avrebbe battuto, quanto a sorveglianza – e sotto un cielo bigissimo si parte per Agra, la città del Taj Mahal, il pozzo dei desideri da cui è nata la bizzarra idea di buttarci in questa avventura

Le mie speranze di miglioramento e di una visione nel sole si infrangono miseramente man mano che ci allontaniamo da Delhi, sprofondando nella nebbiolina … ma non siamo gente che si faccia rovinare la giornata per così poco, per fortuna. Nel frattempo cominciamo a intuire come mai nella capitale si viva immersi in un aerosol di smog e polveri sottili … è grande come Roma, ha dieci volte i suoi abitanti e non contenta si sta dedicando con fervore alla costruzione di numerose, mostruose città satellite fatte di grattacieli enormi e complessi di appartamenti ancora più enormi. Probabilmente pensano che i milioni di auto che girano siano troppo pochi, se dobbiamo inquinare inquiniamo per bene, tutti viscini viscini! 





Certamente tutto questo sviluppo edilizio è segno di miglioramento economico e di arricchimento del Paese, anche se non generalizzato, ma l’aria è irrespirabile e il panorama sulle gru e sugli scheletri in costruzione abbastanza orrendo e decisamente deprimente. Per fortuna una volta usciti dalla periferia della periferia arriviamo in … Padania. Giuro, mi sento a casa: campi ordinati a perdita d’occhio, cielo lattiginoso, nebbiolina, aspetto con trepidazione lo svincolo per Verona!



Prakash ci propone una sosta “masala tea” ed accettiamo con entusiasmo aspettandoci qualcosa di pittoresco. Ecco qua il pittoresco







Un po’ delusi ma non domi andiamo a cercare almeno un bagno all’indiana per entrare nel mood, niente da fare puliti e forniti anche qua. Umpf. 

Arriviamo ad Agra in anticipo sull’orario previsto, andando subito a fare il check in visto che dormiremo appena fuori dal centro. Il nuovo hotel è … nuovo! Molto carino e molto pulito, con pessime recensioni da parte degli ospiti indiani, secondo cui solo i turisti sono trattati bene
Che trattino bene gli stranieri lo posso confermare, anche se sul resto non mi posso esprimere: veniamo accolti con una tisana calda a base di zenzero, limone e miele, ci portano una stufetta senza che la chiediamo (il che date le temperature ci commuove assai: nessun hotel da queste parti ha il riscaldamento, del resto l’anno si compone di due mesi d’inverno e dieci di inferno, non vale la pena investire negli impianti), c’è persino il phon!





Entusiasti della sistemazione partiamo per andare a pranzo nel solito posto per turisti, un locale su una magnifica terrazza da cui possiamo immaginare la vista quando non c’è nebbia, dove mangiamo benissimo. Divorate le lenticchie, le patate ripiene e l’immancabile garlic naan ci viene in mente che abbiamo lasciato in camera il cavalletto, che teoricamente dovrebbe servirci stasera al Taj Mahal e poi mai più … San Prakash ci riporta in hotel a recuperarlo, solo un’ora per fare una decina di km a/r, e poi ci recapita all’Agra Fort, meta di oggi per noi e per circa mezzo miliardo di indiani, del resto è domenica e la domenica si dedica alla cultura anche in Ital… ops. 










Mentre Prakash ci compra i biglietti allo sportello stranieri (uffa la babysitter ... è che abbiamo già pagato gli ingressi a Pappu, quindi niente, le file ove mai ci fossero le fa Prakash e non se ne parla più) ci aggancia una guida, o sedicente tale: il badge al collo me lo posso appendere anch'io, e il corso di hindi che ho iniziato ormai dodici anni fa era arrivato a malapena all'alfabeto prima che sostituissi le lezioni con le trasferte d'ammmmore a Roma, probabilmente sul cartellino c'è scritto " vieni avanti cretino". 


Prakash ci sconsiglia di accettare ma noi siamo Bastian e Contraria, quindi dopo una selvaggia contrattazione Paolo si accorda per 1.500 rupie, la metà della richiesta iniziale - e naturalmente il triplo del prezzo giusto, ma vogliamo lasciarla la soddisfazione del "velavevodetto" al povero Praky o se la decono prendere sempre e solo le mogli? - così saltiamo la lunghissima coda ai controlli e iniziamo il giro con il nostro nuovo amico, entusiasta di aver agganciato i visi pallidi. E di avergli scucito una barca di soldi, immagino

Sarà che è meno di un decimo di quel che costa una visita privata a Roma, sarà che alcune delle cose che ci racconta le sappiamo giuste, sarà che è simpatico, alla fine siamo contenti di aver investito questi 14 euro. 

Nonostante il colore, non si può fregiare del nome di Rosso: l'unico Red Fort è quello di Delhi, che purtroppo non avremo modo di visitare perché per tutto il mese di gennaio è chiuso in preparazione alle celebrazioni per l'anniversario dell'Indipendenza. 


















Siamo in una vera e propria città fortificata che ha ospitato il cuore pulsante dell'Impero Moghul per generazioni. La sua storia è un intreccio di ambizione militare, amore e drammi familiari. 

A metà del XVI secolo, Akbar il Grande decise di ricostruire un'antica fortezza in rovina,facendone la sua capitale. Fu lui a scegliere l'arenaria rossa di Barauli, impiegando circa 4.000 operai al giorno per otto anni. Sotto il suo regno, il forte aveva un aspetto prettamente militare e difensivo. Suo nipote
Shah Jahan, il costruttore del Taj Mahal, trasformò parte della fortezza in un palazzo fiabesco, sostituendo molte strutture in arenaria rossa con eleganti padiglioni in marmo bianco intarsiato di pietre preziose, cercando di ricreare il "paradiso in terra".










Eccolo, per la prima volta lo vedo con i miei occhi ... da lontano, nella nebbia, con una tremenda foschia a farla da padrona ... ma l'emozione mi prende alla gola e sento che gli occhi mi stanno diventando lucidi lucidi, nonostante ostenti disinvoltura ... sono di burro, lo so, ma lui è il Taj Mahal, e io sono qui, qui davanti ... mi viene la pelle d'oca anche ora, mentre pesto sui tasti del pc rivivendo quei momenti.















Fece bene Shah Jahan a cercare di ricreare il paradiso ... la storia più celebre che riguarda il Forte è quella del suo triste declino: il figlio Aurangzeb prese il potere usurpando il ruolo dei fratelli maggiori e lo imprigionò nel forte per gli ultimi otto anni della sua vita. Shah Jahan visse nella torre ottagonale da cui poteva ammirare in lontananza il Taj Mahal, la tomba della sua amata Mumtaz, fino alla morte avvenuta nel 1666. Se non altro, era circondato da una bellezza che a distanza di cinque secoli e con tanto mondo visto già in saccoccia è difficile trovare le parole per descrivere.

























Le donne della corte vivevano nel Jahangiri Mahal, il palazzo più grande del complesso. Qui le mogli indù di Akbar e le altre donne della famiglia reale potevano osservare la vita nei cortili attraverso le jali, le finestre a grata in pietra senza essere viste dall'esterno. In questo enorme cortile una volta a settimana si teneva un mercato appositamente per loro, che non potevano uscire da Palazzo.










Qui, con vista sul Taj Mahal, momento di assoluto imbarazzo, non ho ancora deciso se ridere o piangere: stavamo educatamente aspettando che le famiglie indiane affacciate finissero di farsi reciprocamente il miliardo di foto di prammatica per farne un miliardo a nostra volta, ma la nostra guida non era d'accordo e ci ha sgomberato rapidamente il belvedere urlando qualcosa che, data la sua delicatezza, poteva benissimo suonare come "Via di qua ne**i, fate spazio a sahib e memsahib!" ... io avrei tanto voluto seppellirmi, o almeno nascondermi sotto il Trono Nero.

Jahangir lo utilizzava per ricevere ambasciatori e nobili. Sedersi su questo trono all'aperto, davanti alla vista mozzafiato del fiume, era un segno di immenso potere. Poco distante c'è un trono identico ma in marmo bianco, riservato al buffone di corte o ai ministri, per sottolineare visivamente la gerarchia e il contrasto tra il sovrano (il nero assoluto) e i suoi sottoposti.

Dice la leggenda che la lastra si sia spezzata nel 1803 quando Lord Lake catturò il forte e vi si sedette sopra; la pietra avrebbe "sanguinato" per l'offesa. Va là che è fortunata che non abbia provato a sedermi io, il mio leggiadro posteriore potrebbe completare l'opera in un puff. O in un crash, fate voi. 

Dopo essermi scusata a profusione con un sacco di gente che pareva trovare normalissimo il fare largo a sahib e memsahib, ecco finalmente una foto con lui. L'altro è mio marito, ha voluto entrare nell'inquadratura a tutti i costi, vabbè.















La torre di Shah Jahan



















Quando la guida ci saluta facciamo un altro giro per conto nostro, incantati ancora una volta dalle meraviglie che si srotolano davanti ai nostri occhi, diverse ancora una volta da tutto ciò che abbiamo visto fino ad ora, in India e fuori. 


















Ogni tanto esce un pallido raggio di sole che ci illude sul tramonto, che vorremmo immortalare dalla sponda opposta al Taj Mahal, da cui si gode una vista meravigliosa sul monumento. Ma Prakash è ligio al programma e non sente ragioni, anche se temiamo di far tardi ci porta come da programma al Mausoleo di Itimad-ud-Daulah, universalmente noto come Baby Taj. Indovinate? anche lui si candida a primo vero grande ispiratore del Taj "grande"









E va bene, Praky: avevi ragione tu. Restiamo per l'ennesima volta ammaliati dai merletti e dalle trine di pietra, dagli intarsi, dai colori, dal pallido sole. Indianamente parlando, non c'è quasi nessuno, il che rende il tutto ancora più godibile ... e ci dimentichiamo del tramonto, della fretta, di qualsiasi cosa che non sia qui ed ora. 







































A dispetto dei nostri timori arriviamo comunque in tempo per il tramonto al viewpoint ma A) il cavalletto è NOT ALLOWED - orrore e raccapriccio, mi raccomando non diciamo a Prakash che si è ciucciato un'ora di traffico per niente! e B) non c'è tramonto, in pratica. 

Pazienza, abbiamo fatto un giro in motocarrozzetta per raggiungere il belvedere, ce lo facciamo bastare insieme alle scimmiette che abbiamo incontrato. 












E poi l'emozione di essere davvero qui davanti a lui ripaga di tutto.

Torniamo in hotel con il solito traffico micidiale, visto che siamo lontani dal centro e dai locali stasera ceniamo qui così lasciamo libero Prakash. Tutto piccantissimo! Patate, ceci in fiamme e pollo byriani ... e meno male perché la sala ristorante è gelida

Passando davanti a una delle tante ricchissime sale per matrimoni che farciscono Agra, Paolo se ne esce con: a Disney c'è TOMORROWLAND, qui invece TAMARROWLAND! 

Sono una donna fortunata, penso tra una sghignazzata e l'altra 






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